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Accordo Amazon – NHS: può aiutare i pazienti, ma a quale costo?

photo by Rahul Chakraborty

Alexa, l'”assistente digitale” di Amazon ormai presente nelle case dei cittadini di tutto il mondo, non ne sa ancora molto. Oltre a riprodurre la musica in modo affidabile e a fornire informazioni su date e orario, previsioni del tempo, definizioni o dati storici, una delle risposte preferite del dispositivo sembra essere: “hmmm, non lo so.” Ma, a quanto sembra, il dispositivo sarà a breve capace di fornire informazioni mediche affidabili.

Amazon sta infatti collaborando con il Servizio Sanitario Nazionale per trasmettere i consigli del servizio sanitario – già disponibili online – tramite Alexa, utilizzando la sua “voce”. In linea di principio, sembra una proposta interessante – specialmente visto che il governo cerca di incoraggiare le persone a giudicare meglio i loro sintomi e in modo autonomo, evitando così di fare richiesta per pratiche sanitarie inutili. Ad oggi ci sono pratiche attive e lamentele per nasi bloccati, forfora e mal d’auto, “che costano miliardi al NHS che potrebbero essere meglio spesi fornendo assistenza a chi ne ha bisogno”, sostiene Farah Jameel, responsabile del team IT del comitato GP della British Medical Association (BMA). Quindi ottenere consigli tramite il sito web del NHS o all’ora di cena chiedendo ad Alexa cosa fare se si ha mal di gola, potrebbe essere un passo positivo. Grazie ad “Amazon che può portare le persone ad affidarsi ad una fonte – sicura – gestita dai medici stessi”, aggiunge Jameel. E questo vale specialmente per i pazienti con difficoltà visive o altre disabilità. Ma funzionerà davvero?

“La preoccupazione è costituita dalle informazioni che saranno inserite”, afferma Elliott Singer, partner GP di East London e Medical Director per London LMCs. Supponiamo che un utente dica di avere mal di gola e che Alexa possa consigliare di fare dei gargarismi. Certamente un medico impiegherebbe un po ‘più di tempo per studiare la storia medica del paziente che ha di fronte, guardare in fondo alla gola ed esaminarlo per escludere, per esempio, un ascesso parodontale che necessiti di drenaggio chirurgico o di un’altra grave malattia. “La differenza è che la tecnologia che abbiamo al momento, non ha quella capacità di differenziare realmente tra un sintomo isolato e quando quel sintomo è un sintomo di una malattia minore, o quando quel sintomo in realtà potrebbe suggerire un malattia di fondo significativa che ha bisogno di ulteriori indagini o trattamenti”, dice Singer. “La tecnologia e gli algoritmi che usa sono piuttosto elementari e non possono dare giudizi sulla situazione che ti permettano di distinguere tra una malattia minore e una malattia grave”.

Alexa non è il primo dispositivo su cui si sta investendo per cercare di monitorare e gestire la situazione di salute delle persone. Gadget come dispositivi indossabili (smart watch) che controllano il battito cardiaco e la frequenza cardiaca, sono ormai sul mercato da diverso tempo.

Ma esiste un paradosso. Un cardiologo di Londra ha recentemente dichiarato che il numero di pazienti che ha visitato negli ultimi tempi è addirittura aumentato, con le persone che si lamentano perchè “il mio Fitbit mi ha appena detto che il mio battito cardiaco è troppo alto, devo essere malato”, quando in realtà la persona sta bene. L’effetto paradossale, dunque, è che l’aumento del numero di pazienti sta mettendo ancora più a dura prova le risorse del NHS già tese. Sam Finnikin, un medico generico e ricercatore presso l’Università di Birmingham, sostiene invece che Alexa o un dispositivo che fornisce informazioni generali non dovrebbero essere interpretati come un consiglio medico. “Dare consigli è molto diverso e difficile”, dice. “Ma leggere i sintomi – con siti web che forniscono informazioni passivamente – e ascoltare la voce di qualcuno che dice la stessa informazione ad alta voce può essere davvero utile”. Il problema di fondo importante con le tecnologie di informazione sanitaria, che si tratti di Alexa o Fitbit, è che ad oggi ancora non sono regolamentate. “Questa è un’attività non regolamentata in termini di dispositivi”, afferma Finnikin. “Un sacco di oggetti sono stati introdotti, senza prove sostanziali e dimostrate di benefici e insieme nessuna prova che non causino invece dei danni””. In realtà, continua Finnikin, “Le persone pensano che ciò che i dispositivi debbano fare sia dare una diagnosi, il che è molto comprensibile, perché è così che pensiamo che questi sistemi funzionino. Ma le aziende che vendono o promuovono questi dispositivi sono molto chiari sul fatto che ciò le macchine non hanno tale funzione. Ma i pazienti non lo capiscono. Quindi una corretta regolamentazione di questi prodotti è fondamentale. A al momento c’è semplicemente un avvertimento sul prodotto che dice che il dispositivo non fornisce una diagnosi”. Probabilmente non sufficiente.

Un’altra preoccupazione è che le persone che avranno maggiori probabilità di usare Alexa per le informazioni sulla salute sono quelle che hanno già familiarità con la tecnologia digitale e già usano Internet per cercare i loro sintomi. “La proprietà di questo tipo di dispositivi è più elevata nei gruppi che già utilizzano Internet. Quindi penso che una grande sfida per il NHS sia come rendere la tecnologia digitale più accessibile, in modo che le persone che ne hanno più bisogno non vengano lasciate indietro “, dice Sarah Scobie, vice-direttore della ricerca presso Nuffield Trust.